
In una lezione rivolta a discenti di livello A1, con presenti adulti e adolescenti, osservai come
, non solo sia difficile gestire una classe composta da diversi “profili” di apprendenti, ma anche come la volontà di seguire la lezione, di stare attenti, dipenda dall’avere un obiettivo per cui si decide di seguire tre ore di corso due volte a settimana. Se non è presente nessuna ragione per cui si partecipa a un corso di lingua – e non solo - ma anzi, si è obbligati, è molto facile vedere un aeroplanino di carta volare, seguito magari poi da un secondo che disturberà gli altri compagni di classe.
A seconda delle motivazioni di una classe vengono anche
impostate certe lezioni, come quella realizzata nel corso di livello A1 sul
tema del lavoro. Un’attività di comprensione su un argomento rivolto
chiaramente più agli adulti che agli adolescenti presenti.
Ci possono essere diversi motivi per studiare una lingua
straniera tra cui l’interesse per cultura, la volontà di migliorare nella
carriera lavorativa/scolastica e il desiderio di integrarsi in un paese diverso
dal proprio. Nell’Unità Didattica vengono distinte 6 fasi che portano il
discente all’apprendimento. La prima è la motivazione, a seguire la globalità,
l’analisi, la sintesi, la riflessione e infine il controllo. Da questo si evince come, senza motivazione non ci possa essere l'apprendimento.
Concludo citando il linguista Paolo Balboni “Essendo la
motivazione un pre-requisito per l’apprendimento, ogni tecnica che verrà usata
nelle varie fasi dell’unità didattica deve essere impostata in modo da
sostenere la motivazione o, se ciò non è possibile, da ridurla il meno
possibile”.
Nessun commento:
Posta un commento